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COMMEMORAZIONE DEL SOCIO ENRICO FERMI 33
natura i cui risultati, in sé, non sono né buoni né cattivi. È solo l'uso di queste scoperte
che è buono o cattivo ed è tale uso che l'uomo può e deve cercare di orientare verso scopi
benefici anziché distruttivi.
Ma questa naturale conclusione, a cui tutti aderiscono in tempo di pace, viene da tutti
abbandonata in tempo di guerra, in quanto ognuna delle parti contendenti, temendo che
il nemico possa valersi di qualsiasi arma, è spinta ad apprestare essa stessa qualsiasi
mezzo di distruzione. Ed è così che la stragrande maggioranza dei fisici che lavoravano
a Los Alamos, e fra questi Enrico Fermi, pur sperando che non fosse possibile liberare
"energia nucleare tanto rapidamente da dar luogo ad una esplosione, ritennero che, se
alla tale possibilità esisteva, essi dovessero giungere ad individuarla prima del nemico.
Queste circostanze storiche hanno acuito un problema che non riguarda più solo lo
scienziato ma più in generale l'uomo: entro quali limiti egli debba contribuire alla difesa
del proprio gruppo, della propria società e alla offesa dei nemici di questa, se tale con-
tributo debba essere dato anche sapendo che le più gravi decisioni non saranno prese da
lui ma da altri, sono problemi a cui ancora non è stata data una risposta definitiva.
Già nel passato l'umanità è riuscita a superare, anche se con sofferenze, crisi non
inferiori a questa. Vogliamo quindi sperare che passato un primo periodo di smarrimento,
essa si abitui all'idea di disporre di una così eccezionale fonte di energia e che ne rivolga
lo sviluppo soltanto a scopi pacifici. Allora il 2 dicembre 1942, ancor più di oggi, verrà
considerato una data fondamentale della storia dell'uomo.
Finita la guerra, Enrico Fermi tornò a stabilirsi a Chicago ove nel gennaio 1946 fu
nominato professore di fisica dell'Università alla cattedra Charles H. Swift e membro
dell'Institute of Nuclear Studies.
Qui, servendosi della pila nucleare come sorgente intensissima di neutroni, si dedicò ad
uno studio, più raffinato di quanto non fosse stato fatto fino ad allora, delle proprietà dei
neutroni lenti di cui sviluppò l'ottica mettendo in evidenza e studiando quantitativamente
i corrispondenti fenomeni di riflessione, rifrazione e diffrazione.
Fra i molti interessanti risultati conseguiti in questo campo, va ricordata la determi-
nazione della differenza di fase con cui l'onda di Schròdinger neutronica viene diffusa dai
diversi nuclei di uno stesso cristallo.
I raffinati metodi di indagine dell'ottica neutronica, applicati allo studio dei cristalli,
costituisce anche l'inizio di un nuovo capitolo della cristallografia sperimentale.
Con questi lavori fatti in collaborazione con H. L. Anderson, J. Marshall, L. Mar-
shall, A. Wattenberg, G. L. Weil e W. H. Zinn, termina il secondo periodo dell'attività
scientifica del Fermi, quello dedicato alla fisica nucleare. Il campo non era ancora esau-
rito e c'era evidentemente la possibilità di lavorarvi ancora per molti anni, ma il lavoro
non aveva più, come nel passato, il carattere di prima esplorazione di nuove conoscenze
fondamentali.
E pertanto Enrico Fermi si rivolge ad un altro argomento, la fisica dei mesoni Π , che
venivano prodotti con il nuovo grande ciclotrone di Chicago.
Comincia così il terzo e purtroppo ultimo periodo della sua attività di ricerca che
svolse con numerosi collaboratori: E. F. Alei, H. L. Anderson, M. Glicksman, E. A.
Long A. Lundby, R. Martin, N. Metropolis, D. E. Nagle, G. B. Yodh.

